Game Art Camp reportage fotografico

Game Art Camp – GamesWeek 2012 Photo © Filippo Scaboro

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Seconda tela della trilogia “Hold on, Holden!”

Ecco il secondo quadro del trittico “Hold on, Holden!” dal titolo: “Dove vanno le papere di Central Park in inverno?”. Anche questa tela è dipinta con colori ad olio e misura 40×40 cm.

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Gamification su Marte

Questo video mostra lo spostamento del rover della NASA Opportunity sulla superficie del pianeta Marte in viaggio verso il cratere Endeavour. Lo ha raggiunto in 3 anni. Una suggestiva soggettiva che non può che far immaginare, in un ipotetico futuro, un gioco dove sia possibile comandare dal proprio salotto un rover per esplorare pianeti lontani e inesplorati. Magari geo-taggando i mari e i crateri incontrati da condividere con i propri amici.

Un bell’applauso per Totino!


Ecco a voi le inspiegabili avventure mai terminate di Totino, scarmigliato sottomarino che si trova adagiato sul fondo delle putride fognature alla conquista del mare aperto.

Prototipo di un videogame mai terminato e forse mai veramente iniziato, è la testimonianza di alcune notti poco assonnate che trascorsi nell’anno 2006 alla ricerca della mia vera identità e alla scoperta dei segreti del game design.

Perché oggi ho deciso di parlarne alle tre magnifiche persone che una tantum visitano questo blog? È presto detto: ogni volta che mi imbattevo nella sua scalcagnata cartelletta venivo assalito da sensi di colpa per aver sedotto, o meglio – creato – e abbandonato questa indifesa creaturina degli abissi col nasone rosso e l’occhietto un po’ smarrito. Oggi invece erano i miei di occhietti ad essere un po’ umidi e così ho deciso di regalare il red carpet al “diversamente implementato” Totino per ringraziarlo delle piacevolissime ore passate in sua compagnia tra coloriture pixel per pixel, esperimenti nell’affascinante mondo dell’animazione e ragionamenti sulle logiche della programmazione ad oggetti.

Ma queste sono cose che lui non conosce, perché sono successe prima che nascesse. Per questo ve ne parlo adesso, mentre lui è là fuori a godersi finalmente la libertà.

I videogiochi sono arte?

Provo a dare anch’io qualche impressione a caldo su questo tema abbastanza dibattuto in rete e non.
Il mio parere forse un po’ da estremista è che per essere considerato opera d’arte un prodotto di ingegno dell’uomo non debba rientrare in categorie precostituite (come estetica visiva, sonora o di gameplay …) in quanto la vera opera d’arte riscrive continuamente da sé le proprie regole inventando nuovi modi di comunicare al grande pubblico un concetto, un’emozione ma soprattutto che crei uno strappo nel velo tra il nostro mondo classificato, oggettivizzato e il mistero, la verità.

Attenzione: non sto parlando di concetti legati ad una qualche visione mistica o religiosa, ma di rivelazioni di quella che potrebbe essere la vera natura del mondo o l’ipotetica risposta al senso della vita. Sono ormai decenni che l’arte non è più legata al virtuosismo tecnico o alla capacità personale dell’artista nel realizzare gli asset della propria opera: i più grandi artisti contemporanei non realizzano (o solo in parte, in alcuni casi) da sé le proprie opere (a meno che non siano opere di pittura classica o di scultura tradizionale), ma le fanno realizzare ad abili artigiani o altri artisti.

Quello che conta è una tecnica al servizio di un’idea alla quale mai nessuno prima era arrivato riuscendo ad esprimerla con una forza travolgente e universale (pensare ancora che la vera opera d’arte debba essere svincolata dal mondo commerciale e dal riscontro massificato è una banalità che va combattuta).

Con questo non voglio dire che i videogiochi non possano contare opere d’arte, anzi, credo solo che ci sia da andarci con i piedi di piombo a definire alcune opere come artistiche tout-court perché presentano un ottimo design, un ottimo gameplay e un ottimo sound design. Io credo che debba esserci anche qualcosa di più, debbano rivelare un qualcosa di noi, dell’essere umano, della vita. E questo i videogiochi lo possono fare perché sono un medium molto versatile e potente. Nella mia lunga carriera da videogiocatore ho giocato molti giochi eccellenti dal punto di vista tecnico-artistico ma alla fine se mi chiedevo “mi ha insegnato qualcosa questo gioco sulla vita? Mi ha portato a riflettere su qualche interrogativo sostanziale che non fosse qualche problema o rivelazione interna esclusivamente al proprio testo?” la mia risposta è stata quasi sempre no. Per ora non mi va di sbilanciarmi e definirei alcune opere multimediali interattive opere d’arte popolare. Questo sì, tranquillamente. Per altre definizioni ho tutta la vita davanti per rifletterci e discuterne.