Game design, Game Art, Arte e Gioco

opere

E’ online il numero 4 della rivista INSIGHT. In questo numero, dedicato al tema del gioco e all’era ludica, le mie riflessioni su game design, game art, arte e gioco.

Se vi va, buona lettura (la rivista è davvero ottima). Ringrazio il Prof. Enrico Pusceddu per l’intervista.

MONSTER DESIGNER | UOVOKIDS

628x211_MST
Sabato 18 e domenica 19 ottobre tengo un workshop per bambini al Museo della Scienza.
Come si fa a trasformare una bellissima idea di mostro in un mostro per un videogame 3D? Trasformeremo il bambino da semplice giocatore a game designer, la persona che realizza in prima persona i videogame!

Esiste in mezzo all’Oceano Atlantico un’isola di nome “Stranalandia” circondata dalle nebbie dove vivono meravigliosi animali intrappolati tra le righe di un racconto. Essi attendono l’arrivo di un intrepido e fantasioso game designer che li possa degnamente rappresentare e far vivere all’interno di un videogame. Solo allora saranno liberi dalla carta e potranno finalmente prendere vita.
Nella prima parte del laboratorio ciascun bambino sceglierà il proprio mostro preferito e lo rappresenterà con colori, paste modellabili e accessori. Al termine il mostro verrà ricreato dal bambino in 3D grazie ad un semplice software (comprese le animazioni e i versacci!).

Conclusa l’attività i bambini potranno creare un breve video da caricare su youtube con l’animazione del proprio mostro o inviarselo a casa tramite e-mail.

UovoK2014_bottone

 

Trovate tutte le informazioni sul sito di Uovokids

e anche sul sito del Museo della Scienza

VideoGame Evolution | Screens & Characters | 22 febbraio 16 marzo 2014

video-game-evolution

Oggi inaugura la mostra VideoGame Evolution | Screens & Characters alla quale partecipo con tre opere.

West of House (The reasonable doubt that is the mind to make the difference)

West of House - The reasonable doubt that is the mind to make the difference

Video installazione, Digital photoframe, memory card, color, mute, 7′ loop, 2013

Press Play on Tape (The Physical Impossibility of Game in the Mind of Someone who is Waiting for the Game to Load)

Press Play on Tape - The physical Impossibility of Game in the Mind of Someone who is Waiting for the Game to Load

Lana lavorata a maglia su tela, 50×50 cm, 2013

Videogames Are Art: Sims Goes to MOMA

Videogames are Art: Sims Goes to MOMA

olio su tela, 24×24 cm, 2012

Dopo il successo dell’edizione di fine 2012 del GameLand, torniamo a Villasanta (a due passi da Monza) per la prima tappa di VGE – VideoGame Evolution. In questa nuova iniziativa che si terrà presso la sala mostre di Villa Camperio dal 22 Febbraio al 16 Marzo 2014 (ingresso gratuito) inizieremo a conoscere più a fondo i titoli che, partendo dagli anni ’70, hanno fatto la storia dei videogiochi.

Sarà un’occasione per dare un volto e un nome alle persone che hanno creato videogame capaci di divertire intere generazioni. Un viaggio alla scoperta delle idee e dei messaggi che alcune di queste opere cercano di trasmettere, con l’aggiunta di aneddoti curiosi che sapranno far sorridere non solo gli intenditori ma anche i non appassionati. Un esempio? Lo sapevate che l’idea di creare Pacman uno dei più celebri giochi degli anni ’80, è nata da una pizza?

Per questa edizione approfondita su storia dei videogames, aneddoti e curiosità sui titoli più famosi, postazioni di retrogaming giocabili, visite guidate e incontri con artisti e curatori, la sezione dedicata alle game art si focalizza su SCREENS&CHARACTERS, scene e personaggi, a cura di D. Ferrari, E. Cabrini, L. Traini.

artisti: Samuele Arcangioli | Luca Baggio | Matteo Catalano | i DELETE | Matteo De Petri | Enrica Fastuca | Giacomo Giannella | Emanuele La Loggia | Daniela Masera | Riccardo Massironi | Gabriella Parisi | Mauro Perini | Serena Piccolo | Ivan Porrini |
Luca Roncella | Filippo Scaboro | Cristian Scampini | Federico Vavalà | WE ARE MUESLI | Mattia Zarini e artwork dalla Global Game Jam con i team di: COLOR INSIGHT, NIRVANA, TAKE A PILL.

Pagina ufficiale dell’evento su GameSearch.it

Pagina dedicata alla Game Art Gallery su Neoludica

Leggenda urbana

xl_etlandfill
Si narra che Atari nel 1983 abbia seppellito in una discarica nella zona di El Paso (Nevada) circa 3,5 milioni di cartucce del videogioco ET per Atari 2600 a causa di un enorme insuccesso commerciale del gioco, che fu capace di far collassare l’intera industria del settore in USA nei primi anni ’80.

Testimoni affermano che si trattasse di Settembre, 1983.

Settembre 2013 – 30 anni di leggenda.

Verità o leggenda urbana?

Presto tutto sarà svelato.

MoMa Invaders, videogame da collezione

Mesi fa venni intervistato dall’ottimo Filippo Zanoli per Azione il Settimanale della Cooperativa Migros Ticino. Si è parlato di Videogame e Musei, Game Art e il resto che leggete qua sotto.
Se volete leggerlo o stamparlo in pdf, scaricatelo qui.

 

MoMa Invaders, videogame da collezione

Tendenze Il MoMa di New York sfida il mondo dell’arte ed espone 14 videogiochi
È l’inizio di un’era? Ne parliamo con Luca Roncella
Filippo Zanoli

tetris
Il celebre Tetris, uno dei 14 videogame acquistati dal MoMa di New York.

Lo scorso 29 novembre il Museum of Modern Art (MoMa) di New York ha scioccato il mondo dell’arte acquistando 14 opere che sono state subito apertamente criticate. Non stiamo parlando di lavori di artisti controversi come Maurizio Cattelan o David Cerny ma di quattordici videogame che, in un modo o nell’altro, hanno fatto la storia. Titoli come Pac-Man, Tetris, The Sims ma anche meno note perle indipendenti come Canabalt, fl0w, Passage eDwarf Fortress . Grazie all’intercessione di un’autorità di questo calibro, i videogiochi entrano ufficialmente nei musei. Ma non si tratta di un fulmine a ciel sereno, negli anni molte iniziative portate avanti da enti illuminati hanno avvicinato i due mondi. Che rapporto c’è, o c’è stato, fra l’intrattenimento digitale e i musei? Ne parliamo con Luca Roncella, interactive producer presso il Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano nonché autore di opere di Game Art.

La scelta del MoMa di acquistare dei videogame è stata giudicata negativamente da molti critici.

I criteri adottati per selezionare i primi 14 videogiochi da inserire all’interno del Museo mi sono sembrati molto validi e accurati e in alcuni casi anche peculiari, come ad esempio l’eleganza del codice con il quale sono stati scritti. Il lavoro di studio e selezione delle opere da includere è stato molto lungo e sicuramente approfondito, la dimostrazione è che la lista definitiva non è scontata né prevedibile. Nessuna espressione umana è artistica o non artistica a priori. Dipende dalla forma e dal contenuto che veicola. Il videogioco può essere arte, così come una tela dipinta può non esserlo affatto. L’arte per definizione è quel prodotto della mente umana che riscrive continuamente le proprie regole.

È l’inizio di un’era?

È importante, anzi fondamentale, portare anche i videogiochi all’interno dei musei. Sono una interfaccia culturale raffinatissima e potentissima: ci raccontano come siamo fatti, cosa pensiamo, come vediamo il mondo e la società in cui viviamo e come vorremmo che fossero. Sono un linguaggio in continua evoluzione che deve essere studiato e conservato.

Perché pochi musei di videogiochi?

In parte è un problema culturale, non siamo ancora pronti per considerarlo un linguaggio e un prodotto della cultura meritorio di essere esposto in un museo; d’altra parte si tratta di un medium relativamente giovane e ancora in «evoluzione» per cui ci risulta difficile avere la giusta lucidità per musealizzarlo in un contesto storico. Ultimo e non ultimo, i musei sono imprese molto costose e rischiose; la nostra generazione è forse la prima che inizia ad avere l’esigenza di guardarsi alle spalle e ad avvertire l’urgenza di tentare di conservare la storia dei primi 40 anni di vita del videogioco. Io sono ottimista, nel futuro avremo molti più musei di questo tipo. È probabile però che prima sia necessario passare da una fase intermedia dove saranno le mostre temporanee ad avere la meglio.

Si sente spesso parlare di Game Art , opere d’arte (dipinti, sculture, ecc.) realizzate ispirandosi all’estetica videoludica.

È un fenomeno molto giovane e immaturo. Non si vedono ancora grandi nomi o opere. Credo che per il momento la Game Art sia il frutto da parte dei suoi autori di un grande amore per i videogiochi e del desiderio di raccontarli, esibirli e farli propri. Per ora si tratta di una corrente molto citazionista. Quello che si fa è prevalentemente ri-mediare le icone videoludiche attraverso linguaggi espressivi differenti, non c’è una vera indagine sul modo in cui noi utilizziamo i videogiochi o come stanno influenzando la nostra società o noi stessi. Ancora una volta, è un problema di anagrafica; occorreranno ancora alcuni anni per metabolizzare a fondo il linguaggio per raggiungere livelli artistici già raggiunti da artisti con altri media, penso ad esempio a Nam June Paik e alla televisione.

I videogame nei musei possono anche essere strumento per veicolare contenuti specifici.

I videogiochi sono un linguaggio e come tale possono essere utilizzati per raccontare storie. I media tradizionali sono come il maestro vecchia maniera seduto alla cattedra che spiega la lezione e scrive alla lavagna; i nuovi media sono il maestro 2.0, quello che passeggia tra i banchi, quello che ti porta in cortile a giocare a basket per insegnarti la fisica leggendo i rimbalzi del pallone, o che ti fa navigare in Google Earth per ragionare sulla globalizzazione. Lavorando in un museo di scienza e tecnologia vengo spesso chiamato a spiegare processi o concetti piuttosto complessi o lontani dalla realtà quotidiana. Il videogame credo possa aiutare ad avvicinare questi mondi lontani e a renderli più famigliari e amichevoli. L’interattività permette all’utente di personalizzare la propria esperienza e di manipolare una realtà sfaccettata osservandola da angolazioni differenti.

Qual è la reazione dei visitatori del Museo?

Dalle reazioni che vedo osservando il pubblico nelle sale del museo posso dire che piacciono e divertono. Un esempio su tutti: Energy News , il telegiornale personalizzabile sul sistema energetico, ha registrato circa 300 sessioni di gioco in meno di un mese. Ormai non nasce una nuova sezione al museo che non abbia a budget e in progetto almeno un’installazione di carattere videoludico. Di certo, da qui, non si torna più in dietro.

The pad of joy – What we talk about when we talk about violent videogames, joypad, mixed materials, 2013

the pad of joy

The Pad of Joy – What we talk about when we talk about violent videogames

joypad, mixed materials, 2013

Questo slideshow richiede JavaScript.

The Litmus Test, olio su tela, 80×60, 2013

The Litmus Test (la prova del 9) - olio su tela, 80x60, 2013

The Litmus Test

olio su tela, 80×60, 2013

Questo slideshow richiede JavaScript.

Curiosità: la schermata è stata ricreata filologicamente in base alla risoluzione originale della console Intellivision così come il font. Ogni pixel è esattamente dove si troverebbe se questo gioco fosse uscito nel 1982.

——————————–

The painted screen was recreated philologically based on the resolution of the original Intellivision console as well as the font. Each pixel is exactly where it would be if this game was released in 1982.