GAME ART ENERGY | FUORI MILAN GAMES WEEK OTTOBRE 2014

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Dopo la settimana della moda e quella del design, Milano si prepara a vivere una nuova invasione. Ad animare le serate meneghine saranno questa volta i videogiochi, che usciranno dai confini della Fiera per coinvolgere la città con un ricco palinsesto di iniziative in programma, per quello che è stato battezzato come Fuori Milan Games Week.
Il “fuori salone” di Milan Games Week, nato per celebrare la quarta edizione della manifestazione dedicata ai videogiochi in programma dal 24 al 26 ottobre 2014 al Padiglione 4/Gate 4-5-6 di FieraMilanoCity, prenderà vita il 20 ottobre 2014. Realizzato sotto la direzione artistica di Game Art Gallery – coinvolgerà tutta la città per 7 giorni con decine di iniziative gratuite dal taglio artistico-culturale aperte a tutti, dagli appassionati di videogiochi ai semplici curiosi ed estimatori di novità, cultura ed innovazione, dagli amanti della musica elettronica ai fan delle saghe cinematografiche.
Oltre 20 gli eventi e i progetti in scena in diverse aree di Milano: mostre d’arte, installazioni visionarie, live performance ispirate alle ultime tecnologie, esposizioni di retrogaming e appuntamenti dedicati alla musica 8 bit – che ha animato i videogame che hanno fatto la storia -, conferenze e workshop a tema, laboratori creativi, DJ Set e proiezioni di pellicole originali del grande cinema che, mai come oggi, si intreccia con il mondo dei videogiochi. Inoltre, nei giorni del “Fuori Milan Games Week”, alcuni tra i principali studi di sviluppo milanesi apriranno le porte ad esclusivi tour, per mostrare da vicino i segreti dietro la creazione di un videogioco.

<FONTE: http://www.ilsole24ore.com/> ©

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Io espongo all’Atelier e spazi Brandstorming, Via Corsico 3 due opere West of house e Press play on tape dal 20 al 26 Ottobre, dalle 15.00 alle 19.00. Sabato dalle 16.00 alle 23.00.

www.brand-storming.it

Lucca Comics & Games 2014 | Avatar Idle Project

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A Lucca Comics & Games presenterò nella splendida cornice di Villa Bottini il mio progetto sperimentale Avatar Idle che prende ispirazione da Assassin’s Creed Unity nel contesto dell’evento Il mondo di Assassin’s Creed Unity a Villa Bottini.

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Game design, Game Art, Arte e Gioco

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E’ online il numero 4 della rivista INSIGHT. In questo numero, dedicato al tema del gioco e all’era ludica, le mie riflessioni su game design, game art, arte e gioco.

Se vi va, buona lettura (la rivista è davvero ottima). Ringrazio il Prof. Enrico Pusceddu per l’intervista.

MONSTER DESIGNER | UOVOKIDS

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Sabato 18 e domenica 19 ottobre tengo un workshop per bambini al Museo della Scienza.
Come si fa a trasformare una bellissima idea di mostro in un mostro per un videogame 3D? Trasformeremo il bambino da semplice giocatore a game designer, la persona che realizza in prima persona i videogame!

Esiste in mezzo all’Oceano Atlantico un’isola di nome “Stranalandia” circondata dalle nebbie dove vivono meravigliosi animali intrappolati tra le righe di un racconto. Essi attendono l’arrivo di un intrepido e fantasioso game designer che li possa degnamente rappresentare e far vivere all’interno di un videogame. Solo allora saranno liberi dalla carta e potranno finalmente prendere vita.
Nella prima parte del laboratorio ciascun bambino sceglierà il proprio mostro preferito e lo rappresenterà con colori, paste modellabili e accessori. Al termine il mostro verrà ricreato dal bambino in 3D grazie ad un semplice software (comprese le animazioni e i versacci!).

Conclusa l’attività i bambini potranno creare un breve video da caricare su youtube con l’animazione del proprio mostro o inviarselo a casa tramite e-mail.

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Trovate tutte le informazioni sul sito di Uovokids

e anche sul sito del Museo della Scienza

VideoGame Evolution | Screens & Characters | 22 febbraio 16 marzo 2014

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Oggi inaugura la mostra VideoGame Evolution | Screens & Characters alla quale partecipo con tre opere.

West of House (The reasonable doubt that is the mind to make the difference)

West of House - The reasonable doubt that is the mind to make the difference

Video installazione, Digital photoframe, memory card, color, mute, 7′ loop, 2013

Press Play on Tape (The Physical Impossibility of Game in the Mind of Someone who is Waiting for the Game to Load)

Press Play on Tape - The physical Impossibility of Game in the Mind of Someone who is Waiting for the Game to Load

Lana lavorata a maglia su tela, 50×50 cm, 2013

Videogames Are Art: Sims Goes to MOMA

Videogames are Art: Sims Goes to MOMA

olio su tela, 24×24 cm, 2012

Dopo il successo dell’edizione di fine 2012 del GameLand, torniamo a Villasanta (a due passi da Monza) per la prima tappa di VGE – VideoGame Evolution. In questa nuova iniziativa che si terrà presso la sala mostre di Villa Camperio dal 22 Febbraio al 16 Marzo 2014 (ingresso gratuito) inizieremo a conoscere più a fondo i titoli che, partendo dagli anni ’70, hanno fatto la storia dei videogiochi.

Sarà un’occasione per dare un volto e un nome alle persone che hanno creato videogame capaci di divertire intere generazioni. Un viaggio alla scoperta delle idee e dei messaggi che alcune di queste opere cercano di trasmettere, con l’aggiunta di aneddoti curiosi che sapranno far sorridere non solo gli intenditori ma anche i non appassionati. Un esempio? Lo sapevate che l’idea di creare Pacman uno dei più celebri giochi degli anni ’80, è nata da una pizza?

Per questa edizione approfondita su storia dei videogames, aneddoti e curiosità sui titoli più famosi, postazioni di retrogaming giocabili, visite guidate e incontri con artisti e curatori, la sezione dedicata alle game art si focalizza su SCREENS&CHARACTERS, scene e personaggi, a cura di D. Ferrari, E. Cabrini, L. Traini.

artisti: Samuele Arcangioli | Luca Baggio | Matteo Catalano | i DELETE | Matteo De Petri | Enrica Fastuca | Giacomo Giannella | Emanuele La Loggia | Daniela Masera | Riccardo Massironi | Gabriella Parisi | Mauro Perini | Serena Piccolo | Ivan Porrini |
Luca Roncella | Filippo Scaboro | Cristian Scampini | Federico Vavalà | WE ARE MUESLI | Mattia Zarini e artwork dalla Global Game Jam con i team di: COLOR INSIGHT, NIRVANA, TAKE A PILL.

Pagina ufficiale dell’evento su GameSearch.it

Pagina dedicata alla Game Art Gallery su Neoludica

Quei videogiochi esposti al MOMA mettono in crisi il concetto d’Arte

Prendo a prestito (e a pretesto) il titolo di un articolo pubblicato oggi sul Corriere della Sera a firma di Pierluigi Panza – che alla buona liquida la presenza dei videogiochi all’interno dei musei come mero specchietto cattura gonzi – per pubblicare parte di un’intervista che mi fece più di un anno fa il buon Andrea Peduzzi sull’arte digitale ma in particolare, sulla Game Art. Io vaneggio delle mie solite robe, se avete voglia date un occhio, altrimenti, passate tranquillamente oltre. Approposito, io non sono d’accordo con il dott. Panza.

Si ringrazia Andrea Peduzzi per la gentile concessione.

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Canabalt di Adam Saltsman al MOMA di New York. Foto (c) Lost in pixel.

Quali sono, o quali dovrebbero essere le finalità della Digital Art? è riconducibile a un preciso movimento?

[Come dicevo prima] i movimenti e le correnti sono innumerevoli: network art, visual mapping, musica elettronica e chissà quanti altri. Una costola della Digital Art che a mio avviso è da seguire con attenzione e che maturerà nei prossimi anni è la Game Art, anche se paradossalmente un artista potrebbe non avvicinarsi affatto ad un computer per produrre questo tipo di arte. Spiego. Per parlare in modo serio di Game Art è necessario comprendere che questo tipo di arte, relativamente giovane, può esprimersi sia attraverso strumenti digitali che facciano proprio il linguaggio videoludico reinterpretandolo criticamente (con i mod, i machinima o software appositamente scritti) per interrogarsi sul senso del videogioco e del videogiocare, sia attraverso modalità dell’arte “tradizionale” come la scultura o la pittura.

La mia ricerca artistica attuale ad esempio va più in questa direzione: ritengo interessante utilizzare forme di rappresentazione tradizionali per vivisezionare e ri-mediare il videogioco distraendolo dal suo ambiente naturale digitale. Personalmente mi piace indagare il tipo di rapporto che si instaura tra il giocatore e l’oggetto virtuale, il territorio di confine tra le emozioni e le esperienze della persona e la realtà mediata dal calcolatore. Probabilmente è più interessante indagare cosa succede fuori dallo schermo mentre si gioca, piuttosto che ciò che accade dentro. Anzi, credo proprio che la Game Art del futuro si spingerà in questa direzione.

Molta Game Art prodotta oggi è il frutto di un grandissimo amore per i videogiochi e il desiderio di raccontarli ma con il grosso limite di essere troppo spesso citazionista e autoreferenziale; prevalentemente si ri-mediano le icone videoludiche attraverso linguaggi differenti ma non c’è una vera indagine sul modo in cui noi utilizziamo i videogiochi o come stanno influenzando la nostra società o noi stessi.

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Un gonzo mentre gioca a Passage di Jason Rohrer. Foto (c) Lost in pixel.

Quali sono stati i pionieri della Game Art e quali sono secondo te gli artisti da tenere d’occhio, nonché i principali eventi, i poli creativi e le principali correnti?

Nel campo della Game Art seguo da alcuni anni Paolo Pedercini di Molleindustria che fa lavori decisamente interessanti: un approccio molto easy e pop che parodia i casual games che veicola in realtà contenuti e argomenti socialmente “scomodi” come l’alienazione da lavoro o i conflitti bellici o ancora lo sfruttamento sconsiderato delle risorse terrestri; recentemente ho conosciuto i lavori di Eddo Stern artista e docente universitario alla UCLA che fa un uso raffinatissimo del linguaggio videoludico sia con installazioni digitali che con exhibit meccanici. In Italia mi piace Marco Mendeni che conosco personalmente (è un mio “collega” per Game Art Gallery) che fa opere molto interessanti in digitale, decontestualizzando ambienti di gioco e avatar… lui comunque è un artista vero!
Sempre in Italia seguo Game Art Gallery, che da anni svolge un eccellente lavoro di ricerca scientifica, produzione e contatto tra il mondo dei cultori e creatori delle Game Art in rapporto alle arti figurative. Ci sono poi alcune gallerie di game art in giro per il mondo, seguo ad esempio Gallery 1988 (una sede a Los Angeles e una a Santa Monica) che ha una sezione chiamata Old School Video Games e la Science Gallery una sede espositiva che fa capo al Trinity College di Dublino molto attiva nel campo dei videogames con mostre e workshop tra arte e scienza. [nota: a distanza di un anno, le realtà culturali che si interessano di Game Art si sono decuplicate, ma sarebbe troppo oneroso ora aggiornare la lista. Spero di avere prossimamente l’opportunità di farlo.]

Quali sono secondo te gli strumenti più efficaci per leggere correttamente la Game Art? Una massa critica da gamer in questo senso può rappresentare un vantaggio, oppure – paradossalmente – un ostacolo?

Credo che sia indispensabile una competenza e una formazione classica in critica d’arte e poi necessariamente una grande competenza in videogames e media arts, non solo teorica ma anche, e direi soprattutto, pratica. Solo chi gioca a fondo e in prima persona può comprendere pienamente il linguaggio dei videogiochi, le sue dinamiche, la sua grammatica e le sfumature di senso. Si prepara una vita difficile ma divertente per i critici di game art del futuro!

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Una gonza ammira Vib Ribbon di Masaya Matsuura nella sezione Applied Design del MOMA. Foto (c) Lost in pixel.

Attualmente esiste una scena critica espressamente dedicata al fenomeno della Game Art?

Esistono critici e curatori specializzati in media digitali che lavorano per musei o per istituzioni accademiche e giornalisti specializzati. Però non saprei dirti se esiste una scena critica strutturata che comunica tramite canali mainstream come avviene ad esempio per la critica videoludica.

Come funziona il mercato della Game Art? Segue le regole del mercato dell’arte, o se ne discosta in maniera rilevante?

 Come dicevo prima, è un mercato un po’ borderline che ha un suo campo ben delimitato di target e gruppi di interesse; purtroppo credo che soffra un po’ degli stessi problemi di mercato della video arte…la mia opinione personale è che per le opere digitali di natura immateriale si faccia fatica a comprenderne l’importanza e la complessità di accessibilità alle opere e di esposizione facciano il resto!

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Gonzi che perdono tempo a zonzo attirati dagli specchietti per allodole. Foto (c) Lost in pixel.

Parliamo di videogiochi. Recentemente critici come Rogert Ebert o Jonathan Jones hanno dichiarato che i videogame non soddisfano la definizione di arte in quanto non sarebbero frutto della visione di un singolo autore, e hanno preferito classificarli come “giochi” per via della loro natura ludica e interattiva. Come rispondi a osservazioni di questo genere?

 I videogiochi sono arte? È una domanda un po’ superficiale, nessuna espressione umana è artistica o non artistica a priori.

L’arte è il prodotto della mente umana che riscrive continuamente le proprie regole, stabilire ab origine quali categorie possano rientrare in questa definizione è inutile e soprattutto, dannoso. Il rischio è quello di operare una censura di matrice ideologica simile a quella operata nel ‘500 dal Vasari quando talune tipologie di opere d’arte, come ad esempio i simulacri religiosi, vennero escluse dal canone artistico e classificate come genere minore.

Non è intellettualmente onesto tagliare fuori una categoria di opere di ingegno dalla definizione di arte solo perché “diverse” da altre forme d’arte tradizionalmente riconosciute. Un videogioco può essere arte, così come una tela dipinta può non esserlo affatto!

Se il problema è la mancanza della centralità dell’autore, questi signori si sbagliano di grosso, sia perché ogni titolo anche quando sviluppato da decine di programmatori, designer, artisti ha sempre un autore principale di riferimento che ne definisce la vision (può essere l’art director) come del resto succede nel mondo dell’arte tradizionale (quali sono i grandi artisti che producono un’opera totalmente in autonomia?) sia perché esistono numerosi titoli sviluppati da un singolo autore o da piccoli team coordinati da un solo artista.

E in definitiva, dove sta scritto che un’opera d’arte debba essere realizzata da una sola mente creativa?

 

 

PLAY THE GAME | L’Arte è in Gioco

Dal 18 gennaio al 2 febbraio 2014 partecipo con alcune opere di Game Art alla mostra PLAY THE GAME | L’Arte è in Gioco presso la Sala Mostre del Palazzo Comunale di Besozzo a Varese.

PLAY THE GAME | L’arte è in gioco
Una mostra divulgativo-culturale per spiegare le grandi potenzialità dell’arte del XXI secolo, quello che oggi chiamiamo videogame e domani sarà tutta un’altra cosa. Game art, retrogaming, storia del videogame dagli anni 40, postazioni retroludiche con video e una conferenza aperta a tutti il 25.1.14 alle ore 17,00.
Organizzazione Game Art Gallery; collaborazione Gamesearch.it; patrocinio Comune di Besozzo; partner Istituto Athena,AGE, AESVI, E-Ludo; sponsor GamePeople

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