E.T. Stalking a Legend

E.T. Stalking a Legend
Screen capture from live video installation
pc, webcam, loam, atari 2600 cartridge
2013

262eacf8_ET-ATARI

MOMA 14 TRIBUTE | Green Box Torino | 11 aprile – 4 maggio 2013

MOMA 14 TRIBUTE Green Box Torino

 

game art, art work, videogames, proiezioni e arte interattiva

A cura di Debora Ferrari e Thomas Pepino con la partecipazione di Emanuele Cabrini
dall’11 aprile al 5 maggio 2013, Green Box via Sant’Anselmo 25, Torino, www.greenbox.to
Tutti i giorni dalle 14 alle 17.30; giovedì e sabato 10-14; per visite di domenica telefonare al n. 3343741254.

artisti:

Samuele Arcangioli | Matteo Catalano | Fabio Corica | i DELETE | Paolo Della Corte | Matteo De Petri | Enrica Fastuca | Giacomo Giannella | Massimo Giuntoli |  Daniela Masera | Marco Mendeni | Rosy Nardone | Gabriella Parisi | Edward Paul Quist | Grazia Ribaudo | Andrea Roccioletti | Luca Roncella | Filippo Scaboro | Cristian Scampini | Luca Traini + EVEIL GAME_GGJ

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Si ringrazia per le foto Grazia Ribaudo

Le mie opere esposte
West of House
Press play on tape
Videogames Are Art: Sims Goes to MOMA

The Litmus Test, olio su tela, 80×60, 2013

The Litmus Test (la prova del 9) - olio su tela, 80x60, 2013

The Litmus Test

olio su tela, 80×60, 2013

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Curiosità: la schermata è stata ricreata filologicamente in base alla risoluzione originale della console Intellivision così come il font. Ogni pixel è esattamente dove si troverebbe se questo gioco fosse uscito nel 1982.

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The painted screen was recreated philologically based on the resolution of the original Intellivision console as well as the font. Each pixel is exactly where it would be if this game was released in 1982.

I videogiochi sono arte?

Provo a dare anch’io qualche impressione a caldo su questo tema abbastanza dibattuto in rete e non.
Il mio parere forse un po’ da estremista è che per essere considerato opera d’arte un prodotto di ingegno dell’uomo non debba rientrare in categorie precostituite (come estetica visiva, sonora o di gameplay …) in quanto la vera opera d’arte riscrive continuamente da sé le proprie regole inventando nuovi modi di comunicare al grande pubblico un concetto, un’emozione ma soprattutto che crei uno strappo nel velo tra il nostro mondo classificato, oggettivizzato e il mistero, la verità.

Attenzione: non sto parlando di concetti legati ad una qualche visione mistica o religiosa, ma di rivelazioni di quella che potrebbe essere la vera natura del mondo o l’ipotetica risposta al senso della vita. Sono ormai decenni che l’arte non è più legata al virtuosismo tecnico o alla capacità personale dell’artista nel realizzare gli asset della propria opera: i più grandi artisti contemporanei non realizzano (o solo in parte, in alcuni casi) da sé le proprie opere (a meno che non siano opere di pittura classica o di scultura tradizionale), ma le fanno realizzare ad abili artigiani o altri artisti.

Quello che conta è una tecnica al servizio di un’idea alla quale mai nessuno prima era arrivato riuscendo ad esprimerla con una forza travolgente e universale (pensare ancora che la vera opera d’arte debba essere svincolata dal mondo commerciale e dal riscontro massificato è una banalità che va combattuta).

Con questo non voglio dire che i videogiochi non possano contare opere d’arte, anzi, credo solo che ci sia da andarci con i piedi di piombo a definire alcune opere come artistiche tout-court perché presentano un ottimo design, un ottimo gameplay e un ottimo sound design. Io credo che debba esserci anche qualcosa di più, debbano rivelare un qualcosa di noi, dell’essere umano, della vita. E questo i videogiochi lo possono fare perché sono un medium molto versatile e potente. Nella mia lunga carriera da videogiocatore ho giocato molti giochi eccellenti dal punto di vista tecnico-artistico ma alla fine se mi chiedevo “mi ha insegnato qualcosa questo gioco sulla vita? Mi ha portato a riflettere su qualche interrogativo sostanziale che non fosse qualche problema o rivelazione interna esclusivamente al proprio testo?” la mia risposta è stata quasi sempre no. Per ora non mi va di sbilanciarmi e definirei alcune opere multimediali interattive opere d’arte popolare. Questo sì, tranquillamente. Per altre definizioni ho tutta la vita davanti per rifletterci e discuterne.