Videogioco scientifico. Eeeh???

la chimica
Qualche bottiglietta colorata ed è subito...scienza! la foto è di Joe Sullivan
Questo articolo stava cercando di venire alla luce da tempo. Eppure, mancava sempre qualcosa, qualche elemento, qualche consecutio logica al ragionamento col quale mi sono trastullato nei mesi passati. Ad oggi, la vera illuminazione ancora non è arrivata, ma ho deciso comunque di iniziare a parlarvene, sperando che il constringermi a mettere nero su bianco i pensieri possa aiutarmi a venirne a capo. Questo è l’inizio di un inevitabile work in progress un po’ perché credo che l’argomento non sia facilmente esauribile nel (quasi) breve spazio che mi voglio assegnare per ciascun post (non vorrei annoiarvi troppo) e un po’ perché trattandosi, in parte, di argomenti di cui mi occupo nel mio lavoro quotidiano, si presta a costanti revisioni, aggiornamenti e rifiniture.

Il concetto in sè è abbastanza semplice: esistono rarissimi casi di videogame “scientifici”.
Aiuto. Già questa prima frase si presta a molteplici fraintendimenti e ad approssimazioni pericolose. Ma andiamo avanti, accumuliamo concetti e parole chiave che ci aiutino a delineare meglio l’argomento.
Dunque, esistono e non da ieri, giochi “scientifici”. Un momento, ma con “scientifici” intendi che trattano argomenti scientifici oppure le cui regole seguono le metodologie scientifiche? oppure intendi giochi “educativi” oppure anche “divulgativi” sulla scienza? non starai mica parlando di giochi “pedagogici”? oppure volevi semplicemente parlare di “edutainment”???
Eh, mica facile.
Proviamo a partire da un’immagine-immaginario semplice: il piccolo chimico. Più o meno tutti da bambini lo abbiamo avuto in regalo, o ci abbiamo anche solo dato un’occhiata distratta a casa dell’amichetto o del cugino (in genere era la scatola-gioco più impolverata di tutte).
Si tratta di un kit di strumenti da “laboratorio” e sostanze più o meno chimiche più o meno sicure con le quali i piccoli scienziati possono creare intrugli inutili e nocivi alla salute illudendosi di impersonare improbabili ricercatori o scienziati geniali.
Mi sembra che questo gioco si possa considerare il padre di tutti i giochi appartenenti alla categoria “scientifici” vero?
Dunque. Perché consideriamo il piccolo chimico un gioco scientifico?
Perché ci sono gli alambicchi e strane sostanze colorate con nomi astrusi. Non mi sbilancerei dicendo che si tratta di gioco scientifico perché per mezzo del quale io faccio veramente “scienza”. Nel qual caso io dovrei adoperare un metodo scientifico, ossia osservare sperimentalmente un evento naturale, formulare un’ipotesi generale sotto cui questo evento si verifichi, e controllare l’ipotesi mediante osservazioni successive. Con il piccolo chimico io mescolo la sostanza bluastra con quella verde osservo il risultato e se porto a casa entrambi gli occhi mi ritengo già davvero fortunato.Ricapitolando: chiamiamo il piccolo chimico un gioco scientifico perché utilizzo strumenti che assomigliano vagamente nella forma e nella funzione agli strumenti che i ricercatori nei laboratori di ricerca impiegano per effettuare le suddette prove di verifica delle ipotesi. Se questo è un gioco scientifico allora io sono un artista perché disegno con il carboncino, medesimo strumento utilizzato da Michelangelo nella composizione dei bozzetti per la preparazione dei cartoni per gli affreschi della cappella sistina a Roma in S. Pietro.Tu sei bravo, penserete, ma potreste obiettare che si tratta dichiaratamente di un “gioco” dunque, una simulazione della realtà soggetta a regole astratte e coerenti in un sistema chiuso. Certamente, ma in questo caso il mondo simulato mi sembra davvero troppo lontano e sfocato dalla realtà che si vuole re-interpretare.
In realtà vi sono giochi scientifici che interpretano in maniera ancor più approssimativa il concetto di scienza, cito ad esempio i giochi di nuova generazione in cui si richiede l’assemblaggio di pezzi di apparati destinati, una volta ricostruiti, a muoversi grazie all’energia solare o a produrre energia grazie a particolari dispositivi energetici. Qui la scienza trovo sia ancora più lontana: cosa è “scientifico” in questi giochi? il fatto che un insettone tipo meccano si sposti grazie a mini-pannelli fotovoltaici posizionati sul dorso? sì, è molto fico tutto ciò, ma cosa c’è di davvero scientifico? io sto giocando semplicemente con la realtà, al limite parlerei di gioco tecnologico, perché ad esempio i mini pannelli fotovoltaici sono frutto dell’evoluzione tecnologica che ci consente oggi di rigirarli tra le nostre mani per poche decine di euro.
A questo punto, anche il classico aeroplanino di carta di giornale che mi costruisco in quattro semplici mosse posso considerarlo un gioco scientifico: vola nell’aria sfruttando la portanza dell’ala e tutta la fisica e la tecnologia associata al volo di oggetti più pesanti dell’aria. Dunque, ogni genere di gioco che io possa giocare, è un gioco scientifico, perché sfrutta i fenomeni naturali del mondo, ai quali è, volenti o nolenti, assoggettato. Ma io non posso parlare di “scientifico” semplicemente perché tratta argomenti di cui si occupa la scienza (di quali argomenti non si occupa la scienza?).

A questo punto torniamo un momento all’inizio del nostro ragionamento, i due tipi di giochi di cui abbiamo parlato a quali categorie di quelle citate in precedenza appartengono?
Trattano argomenti scientifici? se postuliamo che con il piccolo chimico io faccio chimica, allora, trattandosi la chimica di una scienza, diciamo di sì. Teniamoci però in un angolo del ragionamento anche questo: è più un’attività di gioco scientifica il mescolare la sostanza blu a quella rossa e constatare che si rapprendono in una gelatina oppure è più scientifico fare la maionese mescolando il tuorlo d’uovo con l’olio e meravigliarsi di quanto possa crescere in volume questa salsa?
Cooking mama è quindi un gioco scientifico? se non calibro con esattezza il momento in cui alzare la fiamma del fornello sotto alla mia pentola di salsa di fagioli rossi, non otterrò il massimo punteggio.

Questi giochi hanno regole che simulano il procedimento scientifico? non mi sembra, non osservo sperimentalmente un evento naturale, non formulo un’ipotesi generale che poi cerco di dimostrare tramite ripetuti controlli e osservazioni successive.

Sono giochi educativi? azzardiamo un sì, l’obiettivo principale è quello di creare consapevolezza nel giocatore della realtà che lo pervade fornendogli strumenti “sperimentali” con i quali praticare esperienze personali ed autonome di natura esplorativa finalizzate ad un obiettivo.

Sono giochi divulgativi? anche, comunicano in maniera abbastanza familiare e comprensibile le attività di ricerca scientifica (mi riferisco al piccolo chimico) avvicinando un pubblico non specialistico al mondo della scienza.

Sono per caso giochi “pedagogici”? il termine è usato in modo un po’ improprio, ma direi che utilizza metodi di apprendimento informali, come ad esempio la pratica hands-on, propri della scienza pedagogica.

Direi che per ora ci fermiamo qui. Ora siamo un po’ più preparati nel parlare di “(video)giochi scientifici” o quanto meno, più sensibilizzati. Si continua in uno dei prossimi post!

Serious game : (

Trovo che spesso i videogame e il mondo dell’industria e dei media che vi girano attorno si prendano troppo sul serio. Ma questo potrebbe essere l’argomento futuro di un altro post più…serio. Qui invece mi voglio sollazzare raccontandovi due giochetti che mi piacerebbe vedere realizzati.

Appartengono entrambi al brand Gta: Games for the Third Age (Giochi per la Terza Età).
Le piattaforme di riferimento sono Nintendo Ds, Dsi, Iphone.

Il primo di cui vi parlo è Eritreo passione cantieri
Con questo gioco i nostri nonni e bisnonni (ma forse anche i papà) potranno finalmente sbirciare e osservare più di 100 cantieri edili sparsi in tutto il mondo; grazie alle interfacce e i dispositivi di input che gli hardware come il DS o l’iphone offrono, potranno, grazie a pennino, microfono e accelerometri spostare quei fastidiosi teli, reti di plastica e griglie di protezione delle aree di cantiere e sbirciarvi all’interno. Soffia nonno, soffia! che il telo si solleva!
Poiché attualmente è impossibile proporre un videogioco che non abbia la modalità multiplayer, Eritreo passione cantieri avrà una modalità multiplayer cooperativa…aiutate il vostro arzillo nonnetto nella modalità “Challenge of life”. Mentre il nonno sarà intento a raspare il touch screen per intravedere il più piccolo particolare di benna, di fosso o di tubatura, voi potrete tenerlo in vita, soffiando nel microfono assicurandogli tutto l’ossigeno di cui ha bisogno. Il gioco è PEGI 80+

Il secondo gioco è dedicato all’altra metà del cielo, dal titolo Bice passione glicemia
Con questo gioco le nostre nonne potranno finalmente sbirciare tra centinaia di cartelle cliniche, radiografie, analisi del sangue e raffrontarle alle proprie; grazie alle interfacce touch e al microfono le nonnine potranno scartabellare tra ricette, referti ed evidenziare i dati significativi da raffrontare: emoglobina, ematocrito, globuli bianchi, piastrine. Con l’innovativa modalità wi-fi la nonna potrà scambiare le analisi con le proprie amiche e partecipare alla community online dove gareggiare a suon di valori sballati. Anche questo gioco è PEGI 80+

Prologo

È nato Lost in pixel, ve ne siete accorti?
In qualche modo bisogna pur cominciare.
Ringrazio di cuore l’amica Sara che ha realizzato la bellissima immagine della testata. Se ogni tanto vi dovesse capitare di veder muovere leggermente il bambino lostinpixel, non preoccupatevi, potrebbe essere un’illusione ottica o forse no. Date un occhio al blog di Sara, è di valore.

E ora partiamo. Con un’idea che mi venne qualche tempo fa. Forse qualcuno ha già realizzato qualcosa di simile, ma il pensiero deve essere libero e io ve la racconto.

i-grammophone - trasforma l'iphone e l'ipad in un giradischiParliamo di I-grammophone.
L’idea è quella di riproporre la magia dei vecchi dispositivi analogici di riproduzione del suono (grammofoni, giradischi etc.) su iphone (e da oggi…anche su iPad!). Una discografia selezionata di vinili che ripercorrono le tappe fondamentali della storia della musica su questi dispositivi da ascoltare tramite apparecchi che riproducono nella meccanica, nel tipo di interattività e nella riproduzione del suono le controparti reali. Si sceglie un disco, si toglie dalle buste (cartone e carta) e si posiziona sul piatto.

Nel caso del grammofono si dovrà girare la manovella per caricare la molla interna e far partire il meccanismo di rotazione del piatto, nel caso del giradischi dovremo sollevare e trascinare il braccio della puntina sulla superficie del disco nel punto esatto. Il player embeddato nell’applicazione dovrebbe applicare in real time tramite filtri le stesse sonorità dei dispositivi originali (fruscii, gracchi, salti etc.). Oppure, si digitalizzano le tracce a partire da una sorgente analogica. Ovviamente, se io muoverò spontaneamente o inavvertitamente l’iphone, la puntina salterà con tutte le conseguenze fisiche e acustiche del caso.

L’ascolto dei brani potrà essere agganciato ad uno “story-mode” che consentirà di ripercorrere in maniera lineare le grandi tappe della storia analogica (ovviamente sarebbero presenti delle schede sintetiche di presentazione degli artisti e dei brani) e di vedere in una sorta di slideshow o fact sheets, visualizzati in una porzione di interfaccia, le immagini e i fatti storici più significativi di quegli anni. Anche l’interattività seguirà questa modalità, riproponendo alcuni utilizzi creativi del mezzo, come ad esempio, nel periodo fine anni ’70 – ’90 sarà possibile “scratchare” sui dischi per riproporre l’esperienza storica del fenomeno e della cultura di quegli anni. Per completare il prodotto, si può ipotizzare di affiancare alla modalità storia e alla modalità ascolto libero, una modalità game, in cui gli ascoltatori mentre ascoltano la musica possono giocare con alcuni giochi storici “reali” contestuali al periodo del brano in ascolto, facendo attenzione a non far saltare la puntina, come ad esempio il flipper anni ’50 (grazie al mitico colpo di reni) o il gioco delle biglie (anni ’60).

E ora, aggiungiamoci qualche feature divertente:

  • Riproduci i vinili al contrario e fai esperimenti. Finalmente non più dischi rovinati!
  • Cambia la velocità di riproduzione e gioca con i suoni
  • Espandi igrammophone con la doppia piastra: mixa e componi la tua musica
  • Diventa un esperto in “Backspinning” (tornare indietro nei solchi del vinile fino al punto desiderato) o in “Needle Dropping” (abbassare la puntina in un punto specifico del disco, non all’inizio) e ripercorri la nascita e la storia del hip-hop

Così, era giusto per cominciare. Adesso è davvero nato lost in pixel.