MAKER RUSH! Un videogioco di…. corsa! | BRERA DESIGN DAYS 1-2 OTTOBRE 2016

fascioneLaboratorio dedicato a bambini a cura di Luca Roncella in occasione di Brera Design Days in Mediateca Santa Teresa 1-2 ottobre 2016

Durata 75 minuti

Il laboratorio fa svolgere ai partecipanti 3 diverse attività: realizzazione artigianale e compartecipata di un’idea, digitalizzazione e coding per l’implementazione di un videogame e avvicinamento al concetto di “maker” realizzando un dispositivo funzionante che integra il mondo analogico con quello digitale.

 

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MAKER RUSH A WIRED NEXT FEST 2016

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Venerdì 27 e Sabato 28 maggio sarò al Wired Next Fest 2016 con un laboratorio interattivo dedicato ai più piccoli di nuovissima concezione: Maker Rush! Un videogioco…di corsa.

Si tratta di un percorso a metà strada tra creatività, gioco e ingegneria dove il mondo analogico si incontra con quello digitale. I partecipanti realizzano la propria macchinina da corsa a partire dai materiali più semplici come legno, pasta modellabile e colori di ogni genere. Le macchinine vengono trasformate in joystick e poi digitalizzate e implementate all’interno di un vero videogioco di corse.

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Come sempre l’obiettivo è quello di far mettere ai ragazzini le mani…in pasta, realizzando collaborativamente un videogame personalizzato. Durante l’attività i ragazzi potranno dare una sbirciata al dietro le quinte di come si realizza un videogame e avvicinarsi criticamente e più consapevolmente al linguaggio che utilizzano ormai ogni giorno. La tecnologia non deve far paura, ma è necessario conoscerla per essere consumatori (e speriamo anche creatori) consapevoli e critici.

Programma

Venerdì 27 maggio ore 9.00 e 10.30 laboratorio per scuole primarie 

Sabato 28 maggio ore 15.30 e 17.00 laboratorio a prenotazione per tutti

Un ringraziamento particolare va a Uovokids che anche questa volta ha creduto in me e mi ha trascinato in questa nuova e emozionante sfida!

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Gurgle, eccomi in compagnia di Julian Assange :)

CLOUD GAMES Leggere i videogame tra storia e game art

CLOUD GAMES Leggere i videogame tra storia e game art è il titolo della mostra alla libreria LA FELTRINELLI di VARESE per tutto il mese di settembre organizzata da NEOLUDICA GAME ART GALLERY nella quale espongo un’opera in pixel art.

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Dal 2 al 30 settembre la sala mostre de La Feltrinelli di Varese, in corso Moro, ospita una selezione di opere di game art e concept art di una trentina di artisti legati al percorso culturale di Game Art Gallery insieme a tavole di approfondimento realizzate da Gamesearch.it.

I videogiochi oggi rappresentano un grande mezzo di comunicazione, cultura e aggregazione. Utilizzati da almeno 170 milioni di persone al mondo, costituiscono la nuova frontiera delle arti del XXI secolo e dell’intrattenimento interattivo. Capirli, utilizzarli al meglio, scoprirne le potenzialità, valorizzarne i contenuti estetici e sociali è ciò che Neoludica si è prefissata di fare iniziando le ricerche nel 2008. Tappe fondamentali di questo lavoro sono state importanti esposizioni di grande successo, in particolare Neoludica_Art is a Game 2011-1966 alla 54.Biennale di Venezia (2011, catalogo Skira), Assassin’s Creed Art Revolution al Museo della Scienza e della Tecnologia “Leonardo da Vinci” di Milano (2012, catalogo Skira) e GameArtREvolution, Isola di San Servolo – Art Night Venezia (2015, catalogo TraRariTipi).

L’industria videoludica è in costante espansione e in Italia si sono aperti vari canali di formazione per giovani che possono lavorare in questi ambiti creativi e tecnologici. Con le mostre, i workshop, le conferenze e gli eventi Game Art Gallery (R) Neoludica vuole portare a conoscenza di tutti la rete virtuosa che ha contribuito a creare e promuovere in questi anni.

“Quello che ci proponiamo di fare da diversi anni è anche dare una fisicità ai lavori digitali dei concept artist per valorizzarli e permettere anche al pubblico di non giocatori di godere quest’arte. Inoltre stimoliamo la società a comprendere la forza comunicativa e lavorativa dell’industria videoludica dove molti giovani possono trovare sbocchi di studio e professionali”.

Game design, Game Art, Arte e Gioco

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E’ online il numero 4 della rivista INSIGHT. In questo numero, dedicato al tema del gioco e all’era ludica, le mie riflessioni su game design, game art, arte e gioco.

Se vi va, buona lettura (la rivista è davvero ottima). Ringrazio il Prof. Enrico Pusceddu per l’intervista.

VideoGame Evolution | Screens & Characters | 22 febbraio 16 marzo 2014

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Oggi inaugura la mostra VideoGame Evolution | Screens & Characters alla quale partecipo con tre opere.

West of House (The reasonable doubt that is the mind to make the difference)

West of House - The reasonable doubt that is the mind to make the difference

Video installazione, Digital photoframe, memory card, color, mute, 7′ loop, 2013

Press Play on Tape (The Physical Impossibility of Game in the Mind of Someone who is Waiting for the Game to Load)

Press Play on Tape - The physical Impossibility of Game in the Mind of Someone who is Waiting for the Game to Load

Lana lavorata a maglia su tela, 50×50 cm, 2013

Videogames Are Art: Sims Goes to MOMA

Videogames are Art: Sims Goes to MOMA

olio su tela, 24×24 cm, 2012

Dopo il successo dell’edizione di fine 2012 del GameLand, torniamo a Villasanta (a due passi da Monza) per la prima tappa di VGE – VideoGame Evolution. In questa nuova iniziativa che si terrà presso la sala mostre di Villa Camperio dal 22 Febbraio al 16 Marzo 2014 (ingresso gratuito) inizieremo a conoscere più a fondo i titoli che, partendo dagli anni ’70, hanno fatto la storia dei videogiochi.

Sarà un’occasione per dare un volto e un nome alle persone che hanno creato videogame capaci di divertire intere generazioni. Un viaggio alla scoperta delle idee e dei messaggi che alcune di queste opere cercano di trasmettere, con l’aggiunta di aneddoti curiosi che sapranno far sorridere non solo gli intenditori ma anche i non appassionati. Un esempio? Lo sapevate che l’idea di creare Pacman uno dei più celebri giochi degli anni ’80, è nata da una pizza?

Per questa edizione approfondita su storia dei videogames, aneddoti e curiosità sui titoli più famosi, postazioni di retrogaming giocabili, visite guidate e incontri con artisti e curatori, la sezione dedicata alle game art si focalizza su SCREENS&CHARACTERS, scene e personaggi, a cura di D. Ferrari, E. Cabrini, L. Traini.

artisti: Samuele Arcangioli | Luca Baggio | Matteo Catalano | i DELETE | Matteo De Petri | Enrica Fastuca | Giacomo Giannella | Emanuele La Loggia | Daniela Masera | Riccardo Massironi | Gabriella Parisi | Mauro Perini | Serena Piccolo | Ivan Porrini |
Luca Roncella | Filippo Scaboro | Cristian Scampini | Federico Vavalà | WE ARE MUESLI | Mattia Zarini e artwork dalla Global Game Jam con i team di: COLOR INSIGHT, NIRVANA, TAKE A PILL.

Pagina ufficiale dell’evento su GameSearch.it

Pagina dedicata alla Game Art Gallery su Neoludica

Quei videogiochi esposti al MOMA mettono in crisi il concetto d’Arte

Prendo a prestito (e a pretesto) il titolo di un articolo pubblicato oggi sul Corriere della Sera a firma di Pierluigi Panza – che alla buona liquida la presenza dei videogiochi all’interno dei musei come mero specchietto cattura gonzi – per pubblicare parte di un’intervista che mi fece più di un anno fa il buon Andrea Peduzzi sull’arte digitale ma in particolare, sulla Game Art. Io vaneggio delle mie solite robe, se avete voglia date un occhio, altrimenti, passate tranquillamente oltre. Approposito, io non sono d’accordo con il dott. Panza.

Si ringrazia Andrea Peduzzi per la gentile concessione.

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Canabalt di Adam Saltsman al MOMA di New York. Foto (c) Lost in pixel.

Quali sono, o quali dovrebbero essere le finalità della Digital Art? è riconducibile a un preciso movimento?

[Come dicevo prima] i movimenti e le correnti sono innumerevoli: network art, visual mapping, musica elettronica e chissà quanti altri. Una costola della Digital Art che a mio avviso è da seguire con attenzione e che maturerà nei prossimi anni è la Game Art, anche se paradossalmente un artista potrebbe non avvicinarsi affatto ad un computer per produrre questo tipo di arte. Spiego. Per parlare in modo serio di Game Art è necessario comprendere che questo tipo di arte, relativamente giovane, può esprimersi sia attraverso strumenti digitali che facciano proprio il linguaggio videoludico reinterpretandolo criticamente (con i mod, i machinima o software appositamente scritti) per interrogarsi sul senso del videogioco e del videogiocare, sia attraverso modalità dell’arte “tradizionale” come la scultura o la pittura.

La mia ricerca artistica attuale ad esempio va più in questa direzione: ritengo interessante utilizzare forme di rappresentazione tradizionali per vivisezionare e ri-mediare il videogioco distraendolo dal suo ambiente naturale digitale. Personalmente mi piace indagare il tipo di rapporto che si instaura tra il giocatore e l’oggetto virtuale, il territorio di confine tra le emozioni e le esperienze della persona e la realtà mediata dal calcolatore. Probabilmente è più interessante indagare cosa succede fuori dallo schermo mentre si gioca, piuttosto che ciò che accade dentro. Anzi, credo proprio che la Game Art del futuro si spingerà in questa direzione.

Molta Game Art prodotta oggi è il frutto di un grandissimo amore per i videogiochi e il desiderio di raccontarli ma con il grosso limite di essere troppo spesso citazionista e autoreferenziale; prevalentemente si ri-mediano le icone videoludiche attraverso linguaggi differenti ma non c’è una vera indagine sul modo in cui noi utilizziamo i videogiochi o come stanno influenzando la nostra società o noi stessi.

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Un gonzo mentre gioca a Passage di Jason Rohrer. Foto (c) Lost in pixel.

Quali sono stati i pionieri della Game Art e quali sono secondo te gli artisti da tenere d’occhio, nonché i principali eventi, i poli creativi e le principali correnti?

Nel campo della Game Art seguo da alcuni anni Paolo Pedercini di Molleindustria che fa lavori decisamente interessanti: un approccio molto easy e pop che parodia i casual games che veicola in realtà contenuti e argomenti socialmente “scomodi” come l’alienazione da lavoro o i conflitti bellici o ancora lo sfruttamento sconsiderato delle risorse terrestri; recentemente ho conosciuto i lavori di Eddo Stern artista e docente universitario alla UCLA che fa un uso raffinatissimo del linguaggio videoludico sia con installazioni digitali che con exhibit meccanici. In Italia mi piace Marco Mendeni che conosco personalmente (è un mio “collega” per Game Art Gallery) che fa opere molto interessanti in digitale, decontestualizzando ambienti di gioco e avatar… lui comunque è un artista vero!
Sempre in Italia seguo Game Art Gallery, che da anni svolge un eccellente lavoro di ricerca scientifica, produzione e contatto tra il mondo dei cultori e creatori delle Game Art in rapporto alle arti figurative. Ci sono poi alcune gallerie di game art in giro per il mondo, seguo ad esempio Gallery 1988 (una sede a Los Angeles e una a Santa Monica) che ha una sezione chiamata Old School Video Games e la Science Gallery una sede espositiva che fa capo al Trinity College di Dublino molto attiva nel campo dei videogames con mostre e workshop tra arte e scienza. [nota: a distanza di un anno, le realtà culturali che si interessano di Game Art si sono decuplicate, ma sarebbe troppo oneroso ora aggiornare la lista. Spero di avere prossimamente l’opportunità di farlo.]

Quali sono secondo te gli strumenti più efficaci per leggere correttamente la Game Art? Una massa critica da gamer in questo senso può rappresentare un vantaggio, oppure – paradossalmente – un ostacolo?

Credo che sia indispensabile una competenza e una formazione classica in critica d’arte e poi necessariamente una grande competenza in videogames e media arts, non solo teorica ma anche, e direi soprattutto, pratica. Solo chi gioca a fondo e in prima persona può comprendere pienamente il linguaggio dei videogiochi, le sue dinamiche, la sua grammatica e le sfumature di senso. Si prepara una vita difficile ma divertente per i critici di game art del futuro!

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Una gonza ammira Vib Ribbon di Masaya Matsuura nella sezione Applied Design del MOMA. Foto (c) Lost in pixel.

Attualmente esiste una scena critica espressamente dedicata al fenomeno della Game Art?

Esistono critici e curatori specializzati in media digitali che lavorano per musei o per istituzioni accademiche e giornalisti specializzati. Però non saprei dirti se esiste una scena critica strutturata che comunica tramite canali mainstream come avviene ad esempio per la critica videoludica.

Come funziona il mercato della Game Art? Segue le regole del mercato dell’arte, o se ne discosta in maniera rilevante?

 Come dicevo prima, è un mercato un po’ borderline che ha un suo campo ben delimitato di target e gruppi di interesse; purtroppo credo che soffra un po’ degli stessi problemi di mercato della video arte…la mia opinione personale è che per le opere digitali di natura immateriale si faccia fatica a comprenderne l’importanza e la complessità di accessibilità alle opere e di esposizione facciano il resto!

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Gonzi che perdono tempo a zonzo attirati dagli specchietti per allodole. Foto (c) Lost in pixel.

Parliamo di videogiochi. Recentemente critici come Rogert Ebert o Jonathan Jones hanno dichiarato che i videogame non soddisfano la definizione di arte in quanto non sarebbero frutto della visione di un singolo autore, e hanno preferito classificarli come “giochi” per via della loro natura ludica e interattiva. Come rispondi a osservazioni di questo genere?

 I videogiochi sono arte? È una domanda un po’ superficiale, nessuna espressione umana è artistica o non artistica a priori.

L’arte è il prodotto della mente umana che riscrive continuamente le proprie regole, stabilire ab origine quali categorie possano rientrare in questa definizione è inutile e soprattutto, dannoso. Il rischio è quello di operare una censura di matrice ideologica simile a quella operata nel ‘500 dal Vasari quando talune tipologie di opere d’arte, come ad esempio i simulacri religiosi, vennero escluse dal canone artistico e classificate come genere minore.

Non è intellettualmente onesto tagliare fuori una categoria di opere di ingegno dalla definizione di arte solo perché “diverse” da altre forme d’arte tradizionalmente riconosciute. Un videogioco può essere arte, così come una tela dipinta può non esserlo affatto!

Se il problema è la mancanza della centralità dell’autore, questi signori si sbagliano di grosso, sia perché ogni titolo anche quando sviluppato da decine di programmatori, designer, artisti ha sempre un autore principale di riferimento che ne definisce la vision (può essere l’art director) come del resto succede nel mondo dell’arte tradizionale (quali sono i grandi artisti che producono un’opera totalmente in autonomia?) sia perché esistono numerosi titoli sviluppati da un singolo autore o da piccoli team coordinati da un solo artista.

E in definitiva, dove sta scritto che un’opera d’arte debba essere realizzata da una sola mente creativa?

 

 

PLAY THE GAME | L’Arte è in Gioco

Dal 18 gennaio al 2 febbraio 2014 partecipo con alcune opere di Game Art alla mostra PLAY THE GAME | L’Arte è in Gioco presso la Sala Mostre del Palazzo Comunale di Besozzo a Varese.

PLAY THE GAME | L’arte è in gioco
Una mostra divulgativo-culturale per spiegare le grandi potenzialità dell’arte del XXI secolo, quello che oggi chiamiamo videogame e domani sarà tutta un’altra cosa. Game art, retrogaming, storia del videogame dagli anni 40, postazioni retroludiche con video e una conferenza aperta a tutti il 25.1.14 alle ore 17,00.
Organizzazione Game Art Gallery; collaborazione Gamesearch.it; patrocinio Comune di Besozzo; partner Istituto Athena,AGE, AESVI, E-Ludo; sponsor GamePeople

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