La buena educación dei videogiochi

Skylanders: Spyro's Adventure (c) ActivisionGabry non è mai stato un gran utilizzatore di giocattoli tipo pupazzetti. E’ sempre stato invece un grandissimo appassionato di videogiochi. Ha iniziato a giocare con il Nintendo Ds all’età di 3 anni, e accidenti, era pure bravo. I pupazzetti tipo Lego, Playmobil, soldatini etc. invece non l’hanno mai tanto interessato. Questa cosa un po’ in famiglia ci preoccupava, perché il gioco di ruolo è un elemento fondamentale nella crescita di un bambino. Invece che ad un bambino piacciano tanto i videogiochi sta sempre un po’ sulla scatole a tutti (non sono educativi, rimbambiscono, spingono alla asocialità etc. etc. etc.).

Tanto è vero che, parlo ormai di un anno e mezzo fa, alla scuola materna che frequenta Gabry le maestre notando per un certo periodo una forma di straniamento dal mondo reale del bambino, ci consigliarono di ridurre drasticamente l’utilizzo dei videogiochi (ma questa è un’altra storia).

Ultimamente però, questa tendenza ha avuto una svolta epocale.

E questa svolta è avvenuta proprio per merito di un videogioco. Ma come è possibile che un videogioco porti un bambino verso il giocattolo tradizionale?

Con un videogioco che è mezzo giocattolo e mezzo videogioco. Il portale di Skylanders: Spyro's Adventure (c) Activision Il gioco in questione si chiama Skylanders e funziona così: il bambino per attivare un personaggio all’interno del gioco (del genere rpg, hack & slash) deve posizionare il corrispondente pupazzino sopra ad un “portale” (un accessorio che si collega alla console); nel giro di qualche istante il gioco si “accorge” di questa presenza fisica e lo fa apparire all’interno del gioco. I pupazzini in vendita sono ovviamente svariati in genere, regno di appartenenza e poteri per cui scatta naturale il desiderio di possederne il più possibile (portafogli permettendo).

Orbene, questo innovativo videogame (le statuine e il videogame sono realizzati molto bene in verità) ha trasformato Gabry in un attivissimo giocatore di pupazzetti e creatore di avventure, dall’alba al tramonto. Nel vero senso della parola, poiché ad ogni colazione la tavola viene invasa da draghetti, troll e spiritelli così come ogni nanna viene accompagnata dalla disposizione dei simpatici amichetti sul comodino a fianco al letto. E i videogame?

Da un anno e mezzo si gioca solamente una volta alla settimana per un’ora e nemmeno gli skylanders hanno infranto questa regola. Nel resto del tempo si gioca con i giocattoli tradizionali.

Odio il 3D stereoscopico

Odio il 3D stereoscopico perché oggi è una giornata piovosa, è festa e voglio portare il mio bambino per la prima volta al cinema con me.
Abbiamo guardato la lista dei film su internet, abbiamo trovato un film di animazione, abbiamo guardato insieme il trailer e a Gabry è piaciuto tantissimo.

Odio il 3D stereoscopico perché in tutta Milano e provincia non esiste un solo cinema che trasmetta questo film non in 3D, alla vecchia maniera, da guardare senza occhialoni.
Per Gabry il cinema è un’esperienza tutta nuova, stupefacente, magica, emozionante e che forse fa anche un po’ paura … una sala enorme buia, uno schermo gigante con enormi pupazzoni che sembrano soverchiarti, tante persone sconosciute tutte sedute in silenzio.

A Gabry non va di mettere gli occhialoni, forse per ragioni di incoerenza con il suo personalissimo dress code, o forse, semplicemente, perché sono già sufficienti la mega sala buia e i pupazzoni per dargli quel tanto di emozione da non volersi sobbarcare l’onere di un’esperienza mediata dall’inforcare sul suo microscopico nasino lenti enormi.
Odio il 3D stereoscopico perché nonostante i numerosi e fantasiosi tentativi di persuadere il conservatore Gabry non siamo riusciti a trascorrere un pomeriggio speciale insieme.

Odio il 3D stereoscopico perché il nostro cervello non è scemo e sa che quando gli somministriamo un’immagine che ha la stessa quantità e qualità di informazioni rispetto ad un’immagine tradizionale in 2 dimensioni lo stiamo prendendo in giro.

Odio il 3D stereoscopico perché le immagini “che escono fuori dallo schermo” sono comunque in 2 dimensioni e i libri a pop-up sono molto più tridimensionali.
Odio il 3D stereoscopico perché quando ho tentato di ricordare qualche settimana dopo aver visto Toy Story 3 se l’avessi visto in 3D o in maniera tradizionale, a fatica sono riuscito a farlo. E solo dopo essermi ricordato di aver ritirato gli occhialoni alla cassa.

Odio il 3D stereoscopico perché “L’arrivo di un treno alla stazione di La Ciotat” dei fratelli Auguste e Louis Lumière è stato già proiettato nel 1896.

Odio il 3D stereoscopico perché questo Visore stereoscopico portatile, per vedute su carta e su lastra – Stereoscopio Hermagis del 1870 con lenti acromatiche faceva già più che bene il suo mestiere 140 anni or sono e i signori odierni dell’intrattenimento ci vengono a dire che il 3D è la rivoluzione.

p.s.: amo invece la realtà aumentata perché è la vera tridimensionalità dell’informazione.

Questa è la storia di Gabry, nativo digitale

Ciao. Mi chiamo Gabry. A luglio compirò 4 anni. Frequento il primo anno della scuola materna.
Abito in un piccolo paese alle porte di Milano.
Ho gli occhi verdi come la mamy e i capelli ricci e biondi.
Mi piacciono tanto i videogiochi. Ho iniziato la mia carriera di videogiocatore prima osservando papà giocare con una console portatile. Poi a dicembre 2009, 5 mesi fa, un giorno, ho acceso la console, ho scelto il gioco che giocava papà e ho iniziato a giocare da solo. Da allora non mi sono più fermato.
Ora gioco anche sulla console domestica, sempre insieme a papà, giochiamo in cooperativa. Devo dire che sono molto in gamba. Non so ancora leggere ma papà mi legge le frasi e io ricordo la grafica così so distinguere anche le frasi ormai.
Ogni tanto giochiamo insieme anche sul computer, ci dividiamo i tasti…io tengo il tasto del salto, papà i tasti WASD per i movimenti.
Oggi so anche spegnere il pc tutto da solo, dal sistema operativo.
Ah, dimenticavo, so accendere la console, inserire il disco e selezionare tutti i settaggi (compreso il profilo giocatore) e iniziare il gioco. Ve l’ho detto che non so ancora leggere?
Invece sulla console portatile, riesco a selezionare il gioco a cui voglio giocare dal menu, selezionare i vari settaggi (livello di difficoltà, campionato, vettura etc.) e a sbloccare anche livelli bonus.
Gli esperti definiscono quelli come me Nativi Digitali.
Papà a volte ha un po’ paura, perché pensa che quando inizierò la scuola potrei annoiarmi, sapete…la lavagna, i gessetti, il cancellino.
Questa è la mia storia e spero di non annoiarvi.

Gabry